Santonocito: “L’integrazione e la programmazione congiunta generano maggiore efficacia di cura e di sostegno, favoriscono un uso più efficiente delle risorse e migliorano il rapporto con i servizi”

Con l’approvazione dei Piani Sociali di Zona (uno per ogni Distretto sanitario), prosegue l’attività di ascolto e di integrazione tra la ASL Roma 5 e le istituzioni locali. I processi di integrazione sociosanitaria puntano a garantire universali diritti di accesso all’assistenza e omogenea appropriatezza di risposte, sia in termini di efficacia che di migliore distribuzione delle risorse.

L’attenzione dedicata alla integrazione socio-sanitaria – spiega il Direttore generale della ASL Roma 5, Giorgio Giulio Santonocito - non è soltanto effetto del dettato normativo nazionale e regionale, ma è soprattutto conseguenza della maggiore consapevolezza che l’integrazione rappresenta un fattore fondamentale di qualificazione della offerta dei servizi e prestazioni socio sanitarie: l’integrazione e la programmazione congiunta generano maggiore efficacia di cura e di sostegno, favoriscono un uso più efficiente delle risorse e riducono il disagio dei cittadini nel rapporto con i servizi”.

Il Piano di zona – conclude Santonocito - è l'occasione offerta alle comunità locali per leggere, valutare, programmare e guidare il proprio sviluppo e va visto e realizzato come piano regolatore del funzionamento dei servizi alle persone”.

 

COS’È IL PIANO SOCIALE DI ZONA

È un documento programmatico, è l'occasione offerta alle comunità locali per leggere, valutare, programmare e guidare il proprio sviluppo e va visto e realizzato come piano regolatore del funzionamento dei servizi alle persone. In particolare, il Piano di zona è lo strumento promosso dai diversi soggetti istituzionali e comunitari per:

  • analizzare i bisogni e i problemi della popolazione;
  • riconoscere e mobilitare le risorse professionali, personali, strutturali, economiche pubbliche, private (profit e no profit) e del Volontariato;
  • definire obiettivi e priorità, nel triennio di durata del piano attorno a cui finalizzare le risorse;
  • individuare le unità d'offerta e le forme organizzative congrue, nel rispetto dei vincoli normativi e delle specificità e caratteristiche proprie delle singole comunità locali;
  • stabilire forme e modalità gestionali atte a garantire approcci integrati e interventi connotati in termini di efficacia, efficienza ed economicità;
  • prevedere sistemi, modalità, responsabilità e tempi per la verifica e la valutazione dei programmi e dei servizi.

Il primo passo per l’integrazione gestionale è la programmazione congiunta, funzione strategica che definisce, sulla base di priorità e obiettivi, gli interventi da mettere in campo, le risorse a disposizione, i processi e le procedure di attuazione. Alla funzione di programmazione spetta il compito di intercettare i nuovi e diversi bisogni che derivano dai mutamenti sociali, economici, normativi e culturali e, sulla base di essi, di indicare interventi e risposte assistenziali adeguate. Soltanto un approccio integrato, nell’analisi dei bisogni, nelle scelte delle priorità d’intervento e nell’adozione degli strumenti di governo del sistema, può rispondere in maniera adeguata alla complessità dei fenomeni e dei bisogni sociosanitari complessi.

 

COSA FA LA ASL

  • Ratifica della convenzione con i Comuni dei comuni afferenti ai singoli distretti sanitari;
  • Co-progettazione di servizi e attività territoriali sociali a valenza sanitaria (es. Centro diurno socio sanitario per disabili, centri diurni per adolescenti con problematiche comportamentali);
  • Composizione del budget unico di distretto;
  • Monitoraggio delle attività progettuali;
  • Valutazioni multidimensionali per accesso ai contributi regionali come la disabilità gravissima, Dopo di Noi ecc..
  • Verifica delle azioni progettuali con il territorio e gli uffici di Piano.

 

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