randagiUna spesa pubblica da 218 milioni di euro con "risultati del tutto inadeguati".  Lo rileva Legambiente, che oggi ha presentato a Napoli  il rapporto "Animali in città 2018". Politica "disinteressata".Urge una strategia. Il commento del Presidente dell'ANMVI: "Senza il contributo dei Veterinari liberi professionisti nelle sterilizzazioni non si va da nessuna parte". 

Per il Presidente dell'ANMVI, Marco Melosi, intervenuto stamattina alla presentazione del rapporto, "i numeri di Animali in Città 2018" sono una conferma della necessità di un ripensamento normativo della gestione complessiva delle popolazioni animali che vivono nel nostro ambiente domestico, urbano e sociale".

Le proposte di ANMVI -  prosegue Melosi-  sono già state  presentate al Tavolo della Veterinaria al Ministero della Salute e ruotano attorno ad una riforma della Legge 281, passando per una rivisitazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, fino ad approdare ad una Anagrafe unica nazionale degli animali d'affezione che permetta una programmazione ragionata degli investimenti. Non è impossibile raggiungere il livello "zero-randagismo"- afferma-  e concentrare gli sforzi su nuovi problemi come la gestione della fauna selvatica in città e conflittualità drammatiche come quelle che portano al reato di avvelenamento animale o a  decessi di animali e di persone vittime di aggressioni di animali "pericolosi", cani e selvatici predatori, causate da carenze culturali di possesso responsabile. 
Il binomio Uomo-Animale è diventato un trinomio: Uomo-Animale-Ambiente".

"Abbiamo- conclude Melosi- proposte di legge per il nuovo Parlamento, che speriamo possa dedicarsi a questi temi con maggiore concentrazione e produttività legislativa di quanto non sia accaduto nelle ultime Legislature".

La spesa pubblica per la gestione degli animali nelle città italiane, solo nel 2016, è stata di 218 milioni di euro, con risultati "del tutto inadeguati rispetto all'ingente spesa"- osserva Legambiente. Di questa ingente somma, 167 milioni sono stati sborsati dalle amministrazioni comunali e 51 milioni dalle aziende sanitarie locali. Anche se sono stati spesi 27 milioni in meno rispetto all'anno precedente, "prevalentemente sottratti alla spesa sanitaria", il randagismo continua ad essere "l'elemento principale di sofferenza e conflittualità per gli animali e il costo economico più significativo a carico della collettività".

Urge una strategia nazionale coerente con la spesa- Su scala nazionale, non basta il lavoro messo in campo dagli enti più virtuosi, fa notare Legambiente, secondo la quale "urge una strategia nazionale coerente con la spesa". Per il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti  "l'azione dei comuni e delle aziende sanitarie più efficienti "è purtroppo una goccia nel mare rispetto a quelle che sono le esigenze nazionali per la gestione di cani e gatti o della fauna selvatica in città, a cominciare dei cinghiali.

Di questo argomento, finora, la politica nazionale si è disinteressata come dimostrano i numeri altissimi del randagismo e dei 'canili lager', specialmente nel Meridione. Questo tema, come quello degli episodi di 'incontri ravvicinati e conflittuali' tra cittadini e cinghiali, in moltissime città, deve uscire dalle pagine della cronaca per arrivare a definire strumenti nazionali di gestione del problema, attraverso una puntuale attività parlamentare e in una costante azione di governo".

Rimane un'eccezione, afferma Legambiente, il monitoraggio della fauna selvatica, "per prevenire e gestire conflitti o la trasmissione di malattie infettive dagli animali agli uomini: quattro comuni su 100 monitora l'avifauna, mentre solo un comune su 100 monitora gli altri animali (come mammiferi e specie alloctone)".

IL_RAPPORTO_ANIMALI_IN_CITTA_2018.pdf2.7 MB
Comunicato stampa

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